Pubblichiamo oggi il secondo capitolo della rubrica “Le memorie biancoblù”, un progetto della Redazione HCAP mirato a ripercorrere la gloriosa storia del Club dagli albori fino ai giorni nostri attraverso interessanti contributi testuali e fotografici.

Nel suo secondo racconto Gino Gobbi (primo presidente HCAP) ricorda il suo ritorno in Valle dopo gli studi. C’era poco… se non la voglia di fare e le amicizie ritrovate. Da qui la formazione di un primo gruppo di giovani atleti volonterosi di migliorare le proprie capacità atletiche e fisiche. Da questo gruppo usciranno molti tra i primi giocatori HCAP. Siamo negli anni immediatamente antecedenti alla costituzione della squadra di hockey.

Buona lettura!

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Ai nostri tempi: Hockey! Hockey! Hockey!

Luce arancione.

Il baule è pronto. Si parte. Si ritornerà a Natale. Quanta nostalgia, lontani dal nostro paesello, quanti ripensamenti e quante umiliazioni. Il montanaro fa fatica a muoversi nel mondo nuovo e vi entra ingenuamente. Verrà apprezzato, riconosciuto ma a quale prezzo. Se non ti difendi, se non tieni il passo, a stento rientrerai in corsa.

RICORDO. “Com’era verde e bianca la mia valle!” A Natale e a Pasqua, nelle vacanze, ci ritrovavamo. Quante discussioni, quanti progetti, quanti confronti. Rincasando si portava qualche cosa di nuovo; una certa tecnica e ti veniva riconosciuta una parola in più. Era una verifica. Il giovane vallerano si inserisce nell’atletica leggera con una certa facilità perché forte fisicamente ma è goffo e rozzo. Nell’artistica trova enormi difficolta, si sente a disagio. Nessun allenamento preparatorio, tutto di forza. Porta con sé un’educazione familiare tradizionale e un’educazione scolastica formale. È molto carente nell’educazione fisica. Ha un certo vantaggio perché è passato per la rude scuola della vita.

Quanta felicità c’era in noi ritrovandoci tutti assieme! Si giocava, si rideva, si facevano delle gare, delle sfide. Ma mancava qualche cosa.

RICORDO. Mi sentivo fisicamente in forma e avevo imparato a coordinare i movimenti con una certa tecnica e astuzia e con me molti altri amici. Avevo terminato la scuola normale, condotto a termine i brevetti di monitore per l’istruzione preparatoria, per monitore di sci… Mi sentivo abbastanza pronto e con una gran voglia di fare. Il campo dell’educazione fisica era ed è un settore meraviglioso e non si lavorerà mai abbastanza, specialmente in valle. C’è la possibilità di un confronto leale tra i giovani, di conoscersi a vicenda, di sviluppare la camerateria, l’emulazione, la volontà, il sacrificio, l’altruismo. Conosci te stesso e imparerai a non cedere all’egoismo. Con calma, pazienza, confronto e sconforto e disciplina arriverà il risultato. Da noi ci sono: apprendisti, studenti, operai, impiegati, contadini… Un materiale eterogeneo. Come amalgamarlo?

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Nella foto del 1937: atleti radunati attorno al docente Gino Gobbi. Se ne riconoscono alcuni: Nani Zamberlani, Stefano Guerini, Egidio Piccoli, Fulvio Gobbi, Arturo Piccoli, Pellegrini, Remo Visconti, Aebischer, Augusto Gobbi, Sergio Gobbi,… Ne riconoscete altri? Scrivete a redazione@hcap.ch! (foto: ©Gino Gobbi)

Finalmente ero tornato al mio villaggio con grande entusiasmo e illusione. La possibilità di lavoro, dopo tanti sacrifici, era minima. C’era una disoccupazione tremenda ma non volevo cercare altrove. Resistere, tentare. Perché non poter migliorare l’educazione fisica nella comunità? C’è da lavorare con caratteri difficili e suscettibili, duri e scontrosi e poco disposti a recepire. Come uniformarli pur rispettando la loro personalità, per ottenere un complesso forte e valido sul posto, in funzione dell’ambiente? Il maestro, il monitore, l’allenatore sono amici, camerati, coordinatori, un po’ più anziani e non impongono ma lavorano con noi, collegialmente e individualmente. La base è sempre la personalità e l’iniziativa, conoscere le proprie possibilità, prendere fiducia, saper dosare i propri mezzi, la forza, l’agilità, il risparmio, nel rispetto comune. Dare tutto sé stesso per raggiungere una meta prefissa. Il corpo è guidato dallo spirito. Dopo il lavoro serio, lo sforzo, ci ritroviamo uniti e sereni pronti per far meglio in una sana camerateria. Il giovane verrà forgiato e sarà pronto ad aprirsi, a farsi conoscere e conoscere altri gruppi di uguale identità. Quando il tempo lo permette si lavora di prevalenza all’aperto. La palestra? Una realtà lontana.

RICORDO. Il Vicinato di Ambrì ci diede il permesso di utilizzare un vecchio locale al pian terreno nell’ex glorioso pastificio adibito a ripostiglio. Si lavorò sodo per due settimane allo sgombero tra le ragnatele e il polverone. Fu il nostro ritrovo per gli esercizi: marcia, allenamenti, discussioni e progetti. Di radio, dias, film, non se ne parlava ancora. (cont.) 

  19905.5 (Gino Gobbi)                                                                                                             

Invitiamo fan e lettori a partecipare attivamente alla rubrica “Le memorie biancoblù”. Scriveteci le vostre storie, i ricordi e inviateci le vostre foto d’archivio a redazione@hcap.ch!