STORIA DEL CLUB

Nel settembre del 1937 sei giovani di Ambrì e di Piotta hanno creato uno dei club sportivi più originali del mondo. L’Hockey Club Ambrì Piotta, a tre quarti di secolo da quel giorno, rappresenta tuttora un unicum, resistendo al potere dei grandi centri urbani malgrado i crescenti costi di gestione.
Il Club vive nel tempo, con lo spirito di sempre. Lo stesso che ha animato i pionieri di questo sport e che ancora oggi aleggia sulla Valascia e nel cuore di chi indossa o simpatizza per la casacca biancoblù.

Un bel traguardo per l’Hockey Club Ambrì Piotta, uno dei club sportivi più particolari e più amati del Paese, ma anche uno di quelli che hanno attraversato parecchie difficoltà, pur togliendosi nella sua carriera diverse soddisfazioni, dalla Coppa svizzera ai quattro titoli di campione di LNB, alle due Coppe europee, alla strepitosa regular season 1998/99.

Se è vero che lo sport moderno non concede di regola spazio a chi non dispone di molti soldi, è altrettanto vero che lo spirito dell’Ambrì ha pochi equivalenti nell’odierno mondo sportivo.

Pur adeguandosi e professionalizzandosi – perché altrimenti sarebbe davvero scomparso – l’HCAP ha infatti mantenuto questa caratteristica unica: una società famigliare, un club che appartiene al suo pubblico, una squadra che coinvolge come nessun’altra decine di migliaia di persone, tutte sempre pronte a dire la loro ma anche tutte pronte a mettere mano al portafoglio per garantirne la sopravvivenza. E soprattutto disposte a soffrire – e per fortuna talvolta gioire – con i propri giocatori e dirigenti come non succede da nessun’altra parte.

L’identità di una Società che affonda le sue radici nel vissuto profondo di una comunità che non dimentica le sue origini di popolo semplice, laborioso, montanaro, povero ma orgoglioso

La genuinità che sempre la montagna assicura e quello “spirito della valle”.

Il rifiuto delle degenerazioni dello sport moderno, spersonalizzato e senz’anima, dominato dai soldi e dalla gloria a corto termine.

La capacità “interclassista” di far convivere pubblici molto diversi e tutti importanti attorno al medesimo ideale di libertà e fierezza.

Il radicamento nelle famiglie della regione, i cui figli costituiscono l’ossatura di un Settore giovanile che è una delle più belle realtà biancoblu.

La pista di ghiaccio più “cult” d’Europa, quella Valascia che altri definiranno fatiscente, fredda e scomoda, ma che possiede un fascino incomparabile, che impegna moralmente il club – costretto ad una sostituzione ormai non più rimandabile – a mantenere anche in futuro questo carattere particolare.

Si dice che fu tutta colpa di un giovane pompiere di Ambri che stava provando una pompa per incendi. L’acqua fuoriuscita andò a ricoprire la superficie del campo di calcio dando origine alla prima vera pista di ghiaccio ad Ambrì. Qualche mese più tardi, alcuni giovani di Ambrì e Piotta fondarono l’Hockey Club Ambrì Piotta. Era il 19 settembre 1937.

Questa società rappresenta un miracolo da un punto di vista sociale, economico e sportivo. Qualcuno nella storia ha voluto che andasse così, che le visioni dei fondatori si trasformassero nella missione di oggi. Che non è quella di resistere ma quella di esistere. Per alcuni era solo un sogno, per l’Ambrì è ancora una realtà. Una bella realtà.

Le tre vittorie più significative:
1962 Coppa Svizzera
1998-1999 Continental Cup
1999 European Super Cup

I paesi alpini di Ambrì e Piotta sono confinanti e situati nella Valle Leventina ai piedi del massiccio del San Gottardo nella parte settentrionale del Canton Ticino (Svizzera italiana).
Attraversato il tunnel più lungo del mondo sotto il San Gottardo, si accede alla Svizzera centrale lungo l’asse autostradale che collega il nord con il sud dell’Europa.

Il tifoso dell’HCAP è conosciuto ed apprezzato in tutta la Svizzera per il suo modo di proporsi entusiastico con canti e coreografie d’impatto. È indubbiamente il Club che suscita il maggiore interesse a livello nazionale con un folto seguito alle partite casalinghe con una media stagionale attorno alle 5’000 unità e un più che decoroso seguito nelle partite in trasferta.

Sono oltre centomila gli spettatori sull’arco dell’intera stagione sportiva con un incremento considerevole nelle partite di post season quando il risultato assume un’importanza ancora superiore. Assai variegata la provenienza dei tifosi. La maggior parte proviene dalle varie regioni del Canton Ticino pur riconoscendo alla Svizzera centrale un numero di tifosi e sostenitori piuttosto considerevole. In espansione il numero di tifosi che giungono con regolarità dalla vicina Italia.

Sovente i tifosi sono organizzati in Fans Club con un tifo più strutturato. Sono una cinquantina e ben distribuiti sul territorio. Una sorta di passione condivisa che contribuisce alla valorizzazione dell’immagine societaria e pure nel sostegno finanziario

Inaugurata nel 1959, la pista della Valascia negli anni ha subito numerosi interventi di ammodernamento come la creazione di nuove tribune e l’apertura di un’osteria e di diversi spazi di ristoro all’interno e nelle prossimità.

Il più importante risale al 1979 con la posa di una volta in legno a copertura della struttura. Di recente, nuovi trend hanno imposto la creazione di accoglienti spazi per incontri di business aziendale anche con l’obiettivo di diversificare ed incrementare le voci d’entrate economiche del Club.

Nonostante gli interventi, la pista resta tuttora imperfetta e per questo motivo semplicemente diversa da tutte le altre nel frattempo costruite o riattate. In primis perché rimane l’unica non completamente chiusa e dunque soggetta ai rigidi inverni di montagna. I suoi limiti sono però pure i suoi pregi perché il valore simbolico e la tradizione correlata a questa struttura valgono ben più di un’anonima comodità. Valori più profondi che solo con l’ingresso in pista possono essere pienamente assaporati.

Nel giro di qualche stagione la Valascia sarà definitivamente abbandonata per una nuova struttura sicuramente più moderna, accogliente e costruita secondo gli odierni canoni. E un pezzo di storia con essa se ne andrà.

La squadra milita ininterrottamente dal 1985 nel campionato svizzero di NLA che è composto da 12 compagini. È composta da giocatori svizzeri con l’inserimento di alcuni giocatori di nazionalità straniera. Sovente della rosa fanno parte alcuni giocatori provenienti dal settore giovanile del Club. Un motivo d’orgoglio vedere dei giovani passare le trafile delle categorie giovanili e debuttare ai massimi livelli nazionali.

Il regolamento del campionato prevede una stagione regolare di cinquanta partite per definire la graduatoria di partenza della seconda parte di stagione. Le primo otto lottano per la vittoria del titolo di campioni svizzeri mentre le ultime quattro si incontrano per evitare la retrocessione nella lega inferiore.

Il campionato inizia nel corso del mese di settembre per concludersi agli inizi del mese d’aprile. Parallelamente ai buoni piazzamenti della squadra nazionale nei vari Campionati mondiali, con il passare degli anni la qualità del torneo cresce di valore.

Il lavoro con i giovani è il fiore all’occhiello dell’organizzazione societaria. La cura con cui questo lavoro viene svolto è apprezzata e riconosciuta in tutta la regione anche per i valori sportivi ed educativi che vengono trasmessi alle giovani leve. In una prima fase si cerca di avvicinare il maggior numero di ragazzi allo sport e all’hockey in particolare trasmettendo loro passione e sani principi. In una seconda fase si continua con la formazione dei talenti in maniera tale da formare un bacino il più grande possibile con giocatori in grado di alimentare il roster della Prima squadra. L’organizzazione del settore giovanile è parecchio onerosa a livello organizzativo ed altrettanto a livello economico. Comprende 400 ragazzi suddivisi in una decina di formazioni per fasce d’età. Gli allenamenti si svolgono in differenti luoghi per cercare di agevolare i ragazzi nel raggiugere la pista di ghiaccio al termine della giornata scolastica.

La recente costituzione della Fondazione San Gottardo per la promozione dell’hockey a livello giovanile nella regione del San Gottardo, dove per ragioni geografiche l’HCAP riveste il ruolo di primattore, è la conferma dell’interesse della Società per la formazione sportiva giovanile.

TIMELINE

1937-1959

19 settembre 1937. Una domenica. Nasce l’Hockey club Ambrì-Piotta. Quali colori sociali vengono scelti il bianco e un blu molto scuro. Le prime maglie vengono cucite a mano, mentre le porte da gioco sono costruite con assi di legno e la ramina di un pollaio. L’HCAP gioca al campo Cava, dove oggi sorge il parcheggio davanti alla Valascia. Nel 1938 la prima uscita ufficiale, alla Coppa Sahib (dal nome di una marca di sigarette). Da quel giorno é un’ascesa continua: nel 1941 l’entrata nell’allora Serie B. L’entusiasmo cresce e con lui il pubblico e le ambizioni. Nel 48-49 si sfiora l’ascesa in A e si bissa il risultato nella stagione successiva, che vede l’ingaggio del primo straniero dell’HCAP, il canadese Harry Vedan. La promozione arriva nel 1953, dopo uno spareggio al Dolder di Zurigo contro il Basilea, piegato 7-3. La serie A coincide con la costruzione dell’attuale Valascia. Rispetto al campo Cava, le porte guardano a nord e a sud e la pista si dota di una tribuna in legno. Ci si regala anche un nuovo canadese, Bob Kelly: diventerà una leggenda biancoblù, segnando gol a raffica e contribuendo alla crescita della squadra e alla nascita dei primi talenti nostrani, come Cipriano e Guido celio e Dani Tenconi. Nel 1958 cambio di rotta, con l’arrivo del cino-canadese Larry Kwong.

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1959-1978

Nel 1959 si inaugura il primo impianto per il ghiaccio artificiale alla Valascia. È il 13 dicembre. Si tratta di un traguardo storico, poiché il club é finalmente autonomo e può decidere come e quando utilizzare la pista, indipendentemente dalle bizze della meteo. I primi anni del decennio che in parte cambierà il mondo sono determinati da alti e bassi in A. Il sussulto avviene il 28 gennaio 1962, con l’Ambrì a conquistare la Coppa Svizzera davanti ad una Valascia gremita di ottomila spettatori: 5-3 al fortissimo Villars. Tre anni dopo sarà però ancora serie B, sino al 1970, con una bella promozione griffata dal duo alla transenna composto da Rudolf Killian e Numa Celio. Nel luglio del 1971 l’Ambrì fa parlare anche il New York Times. In biancoblù viene infatti ingaggiato il canadese Andy Bathgate, stella dei New York Rangers e leggenda della NHL, con 1065 partite condite da 929 punti. In quella stagione l’HCAP chiude il campionato al sesto posto e sfiora una nuova vittoria in Coppa svizzera, sconfitto dal Servette. Gli anni a seguire sono senza infamia e senza lode. In biancoblù si alternano buoni stranieri (Pinda Cvach, Derek Holmes, Peter Gaw) fino all’ingaggio del forte Rudolf Tajcnar e ad una nuova e dolorosa relegazione in B, nella stagione del Quarantesimo.

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1978-1997

La Valascia ha un tetto. È il terzo grande e incisivo intervento alla mitica pista biancoblu, Con la copertura prendono forma gli spalti della Curva Sud e la buvette. Torna anche Jiri Kren, che sfiora subito la promozione. Un ritorno in A che si concretizza nella stagione 1980-1981, con l’arrivo di Dave Gardner. Due anni dopo nuova discesa in B e l’arrivo dei primi “swiss-canadiens“. Dopo un paio di stagioni da “medioevo hockeystico“ con Lasse Lilja alla transenna, l’Ambrì ingaggia il canadese di origini pellerossa Dale McCourt, che diventrà il giocatore simbolo dei biancoblù. Il 23 febbraio 1985 l’HCAP batte l’Olten 6 a 1. È di nuovo serie A; una A che l’Ambrì non lascerà più. Gli Anni Ottanta coincidono con l’inizio dell’era play-off. L’Ambrì si erge a protagonista, senza tuttavia mai un vero sussulto. Sono anni di derby cattivi ma anche di un preoccupante calo di publico. Nel 90-91 l’Ambrì accoglie Brian Lefley, grande uomo e allenatore, che costruirà una squadra bella e competitiva attorno a McCourt e Mike Bullard, indimenticato protagonista di un coast to coast da leggenda contro il Gottéron. Con Lefley arivano anche i primi giocatori russi: Juri Leonov e Petr Malkov sono i primi a vestire il biancoblù. Ne seguiranno altri, tra cui l’allenatore Alexander Jakushev e, durante il lockout della NHL, il mitico numero 13 Valery Kamenski, che incanterà la Valascia con i suoi gol e la sua classe. La stagione 1995-1996 segna un traguardo di prestigio: la squadra degli juniori Elite allenata da Julius Kowacs conquista il titolo di Campione svizzero.

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1997-2017

Inizia l’era larry Huras. Il vulcanico allenatore canadese costruisce una squadra fortissima attorno al russo Oleg Petrov. L’HCAP si riscatta ben presto dall’ultima deludente stagione e si regala i play-off. Incassa però anche la tragica notizia della morte di Brian Lefley, vittima di un incidente stradale nell’ottobre del 1997. Nella stagione 1998-1999 l’HCAP diventa una SA. Huras affina la squadra con il canadese Paul Di Pietro e vince nella “final four“ a Kosice (Slovacchia) la prestigiosa Continental Cup, prima squadra svizzera a fregiarsi di un trofeo europeo. La stagione si chiude con la finalissima dei play-off contro il Lugano («Ora possiamo chiudere il Gottardo», dirà Huras). La conquista del “portaombrelli“ più famoso della Svizzera sfiora nel tardo pomeriggio del 5 aprile 1999. Ma l’HCAP é ormai lanciato e, in sequenza, vince una seconda Continental Cup (finale a Berlino) e una Supercoppa europea, sconfiggendo alla Valascia i russi del Metallurg Magnitogorsk. I fasti di fine secolo hanno tuttavia un prezzo. L’ambrì vive una crisi economica, tanto da lanciare la campagna “aiuta l’HCAP ad avere un futuro“. I primi anni del nuovo millennio si aprono con Peter Jaks come direttore sportivo e Serge Pelletier alla transenna: é il periodo del duo canadese Jean-Guy Trudel – Hnat Domenichelli e del forte difensore svedese Kim Johnsson durante il lock-out. Nel 2007-2008, nonostante il fuoriclasse USA Erik Westrum, l’Ambrì si salva a fatica. Nel 2009 nuovo cambio di rotta, con il coach Benoit Laporte invitato ad andarsene e l’arrivo di Kevin Constantine. L’americano riporta un po’ di entusiasmo, ma non può evitare lo spareggio relegazione contro il Visp, campione della B. Nel maggio del 2011 a Giornico, il presidente Filippo Lombardi convoca azionisti e tifosi per decidere il futuro del club. La risposta é unanime: vogliamo un club competitivo, da serie A. La stagione 2011-2012 si apre con la tragica scomparsa di Peter Jaks. Dal punto di vista sportivo gli anni seguenti sono un susseguirsi di “stagioni no“, contraddistinte da tanti play-out e da due spareggi contro il campione di B. Nel 2017, anno dell’ottantesimo compleanno, l’HCAP si ritrova a dover ricostruirsi un futuro, pensando non solo ad un rilancio sportivo, ma anche alla realizzazione della nuova pista. Il 29 aprile a Giornico, é storia di ieri, sono state poste domande vitali e sono giunte forti le risposte degli appassionati. Non resta che aspettare quelle del ghiaccio.

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